Il mondo del portare - perchè - 1 - SPACCIO PANNOLINI PILLO BOLOGNA

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Il mondo del portare - perchè - 1

Da un punto di vista neuro-fisiologico – Dall’endogestazione all’esogestazione

L’efficacia e l’importanza del “Portare i bimbi “ risulta particolarmente evidente nei prematuri, come si evince dagli studi sulla Cangaroo Mather Care.
Sono ancora poco diffusi e conosciuti, invece, gli studi in cui emerge in modo chiaro ed inequivocabile che la condizione del neonato alla nascita è di PREMATURO FISIOLOGICO come affermano Kirkilionis (1986) e Manns & Schrader (1995).
Questo significa che ogni neonato umano nasce immaturo.
Può sembrare un’affermazione forte per chi ha sentito da sempre parlare di “nato a termine”. Queste conclusioni sono state tratte dal confronto dei dati riguardanti le varie specie di mammiferi in generale ed in particolare quelli riguardanti le grandi scimmie.
La prole umana si trova alla nascita, in uno stato di maggiore immaturità (di fatto non riesce a seguire il suo “branco”) rispetto ad ogni altro mammifero e continua a dipendere totalmente dalle cure dei genitori per un lungo periodo.
E’ stato, infatti, ipotizzato che l’immaturità neurologica e fisica del neonato indica che il periodo di gestazione non è stato completato, in quanto sarebbe impossibile passare attraverso il canale pelvico dopo ulteriori 9 mesi di vita intrauterina, come dimostrano gli studi.
La gestazione deve completarsi al di fuori del grembo materno, sotto forma di gestazione extrauterina. Molti autori si sono espressi al riguardo. Portmann (1969), afferma che la gestazione dovrebbe finire intorno agli 11 mesi del bambino, e anche Bostock (1962) ha suggerito che la gestazione dovrebbe essere considerata terminata attorno ai 9-10 mesi quando il bambino comincia a gattonare.
Secondo l’opinione di Montagu (1981), le condizioni ambientali durante il periodo di gestazione extrauterina dovrebbero assomigliare, per quanto possibile, a quelle del grembo materno – cioè il neonato dovrebbe rimanere a contatto con il corpo della madre, in uno stretto e caldo abbraccio – per far sentire il proprio bambino, a suo agio.
Altri scienziati hanno espresso l’opinione secondo la quale una stimolazione continua, simile a quella del periodo prenatale, aiuterebbe il bambino ad adattarsi al nuovo ambiente. Un metodo d’allevamento come il “Portare i bambini”, rende quindi il passaggio e l’adattamento alla vita extrauterina meno brusco possibile.
Il bambino portato sperimenta la stessa varietà di sensazioni e stimolazioni che esperiva nell’ultimo periodo di vita intrauterina (sente gli odori, percepisce il movimento e il ritmo, sente i confini il sostegno e il contenimento, viene massaggiato, sente il calore, sente il battito del cuore, sente le voci intorno a lui, etc.). Personalmente ritengo che per superare questa “nascita prematura” il bambino deve poter vivere “addosso” alla madre l’adattamento all’”utero sociale”.
Per sopravvivere dobbiamo garantirci la prossimità e il contatto con nostra madre per un tempo pari almeno a quello trascorso nel suo ventre (esogestazione).
I primi 5-6 mesi sono di fondamentale importanza, in quanto il neonato si trova ancora in uno stato simbiotico con la madre (Mahler) anche se il bambino necessita di circa 12-18 mesi per raggiungere un’autonomia fisica simile ad altri cuccioli. La fase in braccio, in realtà, continua e i bambini chiedono ancora “mamma in braccio” almeno fino a tre anni.
Se osserviamo le culture tradizionali questo è il periodo in cui il bambino, viene costantemente portato dalla madre o dagli altri membri del clan. Il solido e complesso legame tra madre e figlio, che deriva da questo contatto continuo, può essere visto come il contesto emotivo che spinge la donna a fornire al bambino l’equivalente della tasca marsupiale dei canguri, simbolicamente rappresentata dalla fascia o da altro elemento portante.

Scritto da Antonella Gennatiempo (tratto dalla tesi 2006 “Dalla Canguroterapia alla promozione al benessere: Il Bambino Portato”)
tel+fax: 051570254 - @: info.bimbomio@gmail.com
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